Bruno Bertini
   
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barberingdi Graziano Barberini.

Penso che non sia male analizzare in profondità il senso ed il significato della resistenza e del 25 aprile, esaurita ormai la fase delle polemiche tuderti sulla ricorrenza , che francamente hanno avuto il sapore delle solite baruffe mediatiche tutte interne ad un ceto politico distante dai cittadini , i quali se ne sono altissimamente fregati di entrambe le celebrazioni, sia di quella cosiddetta “istituzionale” della giunta Ruggiano sia di quella definita “di parte” dell’ANPI, pure supportata da volenterosi “compagni” dei castelli romani in trasferta.

Renato Mannheimer ha di recente pubblicato un sondaggio secondo il quale il 35% degli italiani non sa neppure cosa si festeggi il 25 aprile, mentre il Presidente Mattarella ebbe a definire la Resistenza un “moto di popolo”. Ma come è possibile che un moto di popolo, e quindi basato sull’adesione delle masse, cada nel dimenticatoio e nel disinteresse generale?

rettimdi Manfredo Retti.

E così abbiamo assistito a una lezione di storia sul 25 aprile: data non da uno storico, ma da Ralph Shaw, il cui risentimento ( pur legittimo) sul rifiuto delle mongolfiere gli ha ispirato una reazione a catena che oggi investe la storia d’Italia. Dunque il 25 aprile non dovrebbero celebrarlo o contestarlo né gli antifascisti né i fascisti, semplicemente perché, secondo lui, “il fatto non sussiste”: di partigiani non c’è traccia, al massimo “quattro”, ma nemmeno del fascismo, perché costituito solo da potenziali traditori, addirittura “traditori di se stessi”

Dunque, a rigor di logica, cioè della sua logica, gli antifascisti di oggi dovrebbero tacere, in quanto eredi di voltagabbana, i fascisti di oggi altrettanto perché la cosa che rimpiangono non è mai esistita.

barberingdi Graziano Barberini.

Non ho mai apprezzato Matteo Renzi, né per la sua estetica, fatta di camicie bianche e di passo svelto e petto in fuori similduce ( ma l’originale, come sempre, era migliore della copia), né tantomeno per la sua etica da furbetto, fatta di “Enrico stai sereno” con annessa pugnalata alla schiena.

Rabbrividisco ancora per i suoi anglicismi da provincia, per le sue fake news e per il suo job act. In tempi migliori, si chiamavano cazzate e carta del lavoro, e poi statuto dei lavoratori. Anche da un punto di vista “ideologico”, se ancora si può usare un termine del secolo scorso, la miscela di La pira + Pannella, su cui faceva comunque premio un paraculismo fiorentino elargito in dosi generose, mi rendeva indigeribile la proposta renziana , resa ancora peggiore da un ottimismo di maniera, alla Silvio 2.0, per le magnifiche sorti e progressive che, immancabilmente, avrebbero caratterizzato il nostro radioso futuro.

Senza titolo 1Io, col Nero, mi interfaccio solo via Web e non so che faccia abbia, mi bastano i Suoi scritti, ponderati anche se di dx. E non so neanche che lavoro faccia. Il mio lo so: management economico di buon livello; il che mi consente di giocare in casa sul pesante argomento della ristrutturazione del Personale del Comune di Todi.

Preavvertita, proclamata a 360 gradi come la indipendenza della Catalogna, iperpromessa (e qui comizio canta) in campagna elettorale dal poi Vicesindaco Ruspolini, assieme ad altri amministrativi lavacri sacrificali di cui, peraltro, ancora non si ha notizia.

andreuccielidi Elio Andreucci.

In tutto il mondo si parla dell’inquinamento atmosferico, provocato soprattutto dai gas e fumi tossici che fuoriescono dallo scarico delle auto, dalle fabbriche, impianti di incenerimento e tanto altro ancora e che rilasciano nell’ambiente tutte quelle sostanze dannose che modificano l’aria che respiriamo.

Inquinamento che comporta alte concentrazioni di agenti, che interferiscono con l’attività polmonare dell’uomo, aumentando le malattie respiratorie e quelle cardiovascolari, come pure la formazione di neoplasie.

andreuccidi Elio Andreucci.

Finalmente ci vengono comunicati i risultati del monitoraggio dell’aria al Quartiere Europa, effettuati approssimativamente, un anno fa con la semestrale centralina dell’ARPA. Aldilà dei numeri sui quali ovviamente non posso interferire, ma ci torneremo sopra, quello che sconcerta è leggere:” Per l’indagine è stato utilizzato un mezzo mobile installato in Via XXV Aprile, in posizione favorevole alla direzione dei venti dominanti nel periodo.”

Intanto c’è da dire che la centralina non andava posizionata assolutamente in quel punto, a centinaia di metri di distanza dalla fonte dei fumi e ad una altitudine molto superiore, nella speranza che lo “strano” vento stagionale, portasse da lei qualche traccia residua dei fumi, perché non avrebbe più senso il rilievo, in quanto il “vento amico”, condizionato anche dalla variabilità e dalla conformazione del terreno circostante, può modificare la sua direzione e la velocità.

odoardodi Annamaria Calore.

Questa storia è frutto di testimonianze dal vivo da parte delle famiglie Quaglietti e Ricci imparentate tra di loro. Nonna Olga (classe 1912) moglie di Odoardo Quaglietti è deceduta a 103 anni ed amava raccontare i passaggi della vita familiare e sociale al nipote Simone. Giuseppa, detta Pina (classe 1937) figlia di nonno Odoardo e nonna Olga è in vita, Simone Ricci figlio di Giuseppa (classe 1977) ha due bambine in età scolare, le prime destinatarie di questa narrazione. Il taccuino da cui sono tratti passaggi e foto di famiglia esiste ancora ed è ben conservato.


Odoardo Quaglietti (classe 1910) viveva a Pesciano di Todi con sua moglie Olga e con la loro bambina di circa sei anni, Giuseppa, chiamata in famiglia Pina. Aveva già prestato, a suo tempo, il servizio militare obbligatorio quando, all’inizio del mese di febbraio del 1943, si vide arrivare la cartolina di richiamo per la guerra.

andreuccidi Elio Andreucci.

Il sistema scolastico italiano negli ultimi decenni, ha subito una lunga serie di riforme, a partire dai "Decreti Delegati" approvati nel 1974, fino alla “Riforma Buona Scuola” del 2015: un susseguirsi di modifiche, aggiornamenti e revisioni, che hanno trasformato profondamene la composizione burocratica, funzionale e dirigenziale della scuola. L’ingresso dei genitori, del personale amministrativo e degli stessi studenti nel quadro delle competenze gestionali ed organizzative, ha reso il contesto scolastico sempre più complesso, appesantendo progressivamente il lavoro dell’insegnante, che si è trovato a dover risolvere una serie di problematiche, sia didattiche che relazionali; classi numerose, presenza di alunni con qualche difficoltà, di diversa nazionalità, con scarsa conoscenza della lingua italiana.

   
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