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frongiadi Paolo Frongia - Ex Presidente ETAB.

Leggo che il Consiglio di Amministrazione di Etab ha espresso parere favorevole, seppure con riserva, all’apertura al pubblico della “terrazza” del Tempio della Consolazione, a seguito di impellente richiesta di Popolo. Pur prendendo atto che, nel caso, saranno rispettate tutte le norme e le preventive autorizzazioni, il progetto in sé desta qualche preoccupazione visto che, in un passato non lontano, cose invereconde ( certo non imputabili al CdA in carica) sono state realizzate con la complicità di pochi e la disinformazione di molti.

Come giustificare l’esaltazione del kitsch di un costosissimo impianto luci che rischiò di trasformare la venerabile chiesa in una lanterna cinese? E le steli messe lì “un momentino, che poi tanto le togliamo subito”? E come dimenticare la tracotanza con la quale si è consumato un finto blitz deturpando l’interno del Tempio con quell’orrido e ipertrofico organo? Anche quella un’istallazione momentanea :”… ché poi lo spostamo, tanto c’ha le rote…”.

Ma la Presidente dell’Ente, con buon senso, scrive che nel merito del progetto è: “disponibile a discutere con chiunque…”. Discutiamone.

Regolarmente, ad ogni cambio di Amministrazione dell’Ente, un pervicace manipolo reclama a gran voce l’apertura del “terrazzo”. E’ solo uno sguarnito drappello (a mio avviso), dedito ad un compulsivo “usa e getta” di ogni aspetto del reale, che riduce tutto a storytelling. Ma la cosiddetta “terrazza” non è il set di una fantasiosa “promenade”: è il tetto in piombo, con il suo naturale declivio, di una porzione del tempio. L’elegante balaustrata in pietra ( bisognosa di urgente restauro conservativo) non indica una modaiola “terrazza belvedere” da ambientarci in futuro (mica subito) stravaganti happy hour. Nell’idea dei progettisti, invece, quella cornice e il ritmo decorativo delle colonnine erano utili a delimitare la zona “terrena” delle absidi, così da imporre più slancio alla monumentale cupola centrale, che rappresenta l’inclinazione dell’uomo verso il trascendente.

Ora, ai “richiedenti asilo” sul tetto della Consolazione, si inoltra l’accorata preghiera di praticare un civico rispetto per uno dei più importanti monumenti del Rinascimento. E poi, ragioniamo! A che pro spendere decine di migliaia di euro per snaturare il prospetto esterno della Consolazione? Per agitare fazzolettini dall’alto? Per spenzolarsi dalla balaustrata per un selfie? Per graffiare sulla copertura plumbea il proprio marchio? Se invece è per inebriare l’occhio di uno stupefacente panorama allora molto meglio attrezzare a belvedere il “Maschio” della Rocca.

Ma veniamo agli aspetti tecnici.

L’accesso al tetto è una “scala di servizio”, non effettivamente agibile. La scala è talmente stretta che i visitatori appena un po’ robusti sono costretti a procedere di squincio e rasente il muro, ci vorrebbe una ringhiera di protezione lungo tutta la gradinata, per non scivolare nel vuoto. I gradini hanno un’alzata di circa 30 centimetri, che costringe i visitatori ad arrampicarsi procedendo per “ fila longobarda” e con molta cautela; sono pertanto da respingere i richiedenti over 60, i deambulanti con difficoltà, i cardiopatici, i bambini sotto il metro, le donne incinte, eccetera.

Si sbarca sul tetto sollevando una pesante botola in ferro, posta appena sopra la testa di un uomo di media statura: sperando che non gli sfugga di mano! Sarebbe indispensabile manovrare l’apertura e la chiusura con un motore elettrico, se non costruire un apposito (orrendo) gabbiotto sopra il tetto. Comunque ogni visita necessiterebbe della presenza di idoneo personale formato.

Come anche descritto nella comunicazione dell’Ente, il tetto in piombo ha una significativa pendenza. Costruire una pedana di transito in materiale leggero e resistente adiacente la balaustrata è possibile ( sarebbe comunque visibile dal basso tra gli spazi delle colonnine). Tuttavia il rialzamento di quota, conseguente al posizionamento in piano della pedana, renderebbe troppo bassa l’altezza della balaustrata, non sufficiente in termini di sicurezza. Sarebbe necessario un rialzo della balaustrata di circa 50/60/70 cm. (dipende dalla larghezza della pedana). Come? Con una ringhiera in ferro battuto di altezza adeguata, impostata sulla copertina della balaustrata o, peggio ancora, con lastre di plexigas ! Vuol dire innumerevoli fori sul travertino già esausto della balaustrata ed una deturpante manomissione storica ed estetica, ben visibile anche da lontano; un’orrida visione che non si elimina neanche ponendo la ringhiera di protezione all’ interno e solidale con la pedana stessa. In definitiva un sicuro, ulteriore sfregio all’armonia e al rigore architettonico del monumento.

Certamente nessuno crederà a qualche suggestiva “trovata” tipo: ringhiere di protezione nascoste, che si innalzano solo al passaggio dei visitatori o l’adeguamento di una sola una porzione del tetto o simili amenità: abbiamo già ricordato le ruote (finte) che avrebbero dovuto consentire lo spostamento del famigerato organo, che è ancora lì, inamovibile se non con costi equivalenti al prezzo di un nuovo organo.

E’ vero che il tempio della Consolazione, seppure di proprietà di Etab, appartiene moralmente ai cittadini che, pertanto, hanno diritto di usufruirne in pieno. Ma alle richieste tanto inopportune quanto costose, inutili e contrarie all’interesse del bene da proteggere è d’obbligo opporre un secco e deciso “No!” Quel che invece serve è orientare l’opinione pubblica ad una più alta passione civile, ad un maggior rispetto della propria identità storica e culturale che si esplica anche nella diligente e rigorosa conservazione dei beni artistici della collettività. Poi, a casa propria, ognuno faccia quel che vuole. I più abbienti possono sbizzarrirsi nel trasformare un prezioso confessionale del ‘600 in mobile bar, utilizzare un vaso etrusco come fioriera, un’anfora romana come porta ombrelli, o quant’altro serva a soddisfare il dilagante smodato bisogno di eccentricità.

Commenti   

#6 antonio rossi 2018-07-12 00:42
Infatti non importa se il bar c'è già. La concorrenza è l'anima del commercio. Si potrebbero mettere cuscinoni e gazebo sul prato antistante, e musica techno a palla proprio come a san Fortunato. Più laser e stroboscopiche dalla cupola. Sai che libidine.
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#5 Valerio Chiaraluce 2018-07-11 23:34
Mi permetto di dissentire su praticamente tutto quello che ha detto Paolo. Si descrivono cose reali per arrivare poi a delle conclusioni del tutto personali ed erronee. Per esempio "significativa pendenza" può voler dire tutto e niente: chi non conosce il posto può immaginarsi chissà cosa e invece si tratta di un'inclinazione tutto sommato modesta, certamente inferiore a quella di molte strade in discesa della nostra città. Aprire la terrazza al pubblico è un progetto fattibile e oltremodo meritevole. Le soluzioni esistono e spetta alle figure professionali stabilire quali sono le migliori, in base a misure precise e non a valutazioni personali.
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#4 luca 2018-07-11 20:51
La Consolazione è stata sempre orfana di un organo strumento indispensabile per accompagnamento liturgico e per l'esecuzione di concerti nella splendida cornice bramantesca. Sicuramente lo stile dello strumento non si accorda (è il caso di dirlo) con lo stile del tempio, ma chi conosce i costi di tali strumenti potrà anche chiudere un occhio sullo stile dello strumento. Del resto se il comune avesse investito piu soldi sulla musica e meno sulle opere della Pepper forse si.poteva auspicare qualcosa di.meglio.
L'importante è tuttavia non adottare iniziative che potrebbero portare turisti in città, hai visto mai che l'economia cittadina riprende quota....
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#3 Cittadino 2018-07-11 17:28
Dopo il permesso dato a San Fortunato qualcuno si può pensare di essere autorizzato a farci un bar .
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#2 Ma.Ga 2018-07-11 16:21
Non ha tutti i torti!!!
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#1 antonio rossi 2018-07-11 16:13
Ebbene, ha ragione su tutto: ex impianto d'illuminazione industriale, feticci esterni e radiatore sonoro interno, e rispetto per i monumenti storici italiani prima ancora che tuderti e basta. Su tutto tranne che sulla faccenda degli ultrasessantenni, in merito alla quale mi pregio informare il dr. Frongia che, qualora la terrazza venisse comunque aperta al pubblico, ci salirò facendo gli scalini a due a due, in meno di un minuto.
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