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Bruno Bertini
   
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tribunaledi Augusto Battisti.

Gli interventi del dott. Gentili, il cui contributo è stato prezioso per il lavoro fu messo in campo dagli Avvocati della MVT e dall’amministrazione comunale a difesa del Tribunale di Todi, rappresentano una ricostruzione storica della vicenda, così aderente alla realtà da non consentire ulteriori aggiunte.

Per me, che insieme ad altri, mi sono occupato di tali problematiche, è comunque spunto per alcune riflessioni che vorrei condividere con chi avrà la pazienza di leggerle.

 

E’ noto che l’operazione che ha sancito la  “deportazione a Spoleto” è stata condotta dall’allora centrodestra, attraverso un senatore della città ducale, che ha trovato il sostegno di alcuni “complici” mica poi tanto ignoti. Durante la campagna elettorale le “sorprendenti” esternazioni dell’ex Presidente del Tribunale di Spoleto, moglie del Sindaco De Augustinis, hanno finito per confermare, come Zorro che lascia il segno, i veri protagonisti della “furbata fatta nottetempo” che, senza tener conto della volontà e delle indicazioni provenienti dai territori interessati, dai vertici giudiziari e dalla Regione, ha permesso detto accorpamento non corrispondente, tra l’altro, ad alcun criterio logico. All’epoca, il centrodestra tuderte si attestò, purtroppo, su una posizione di sudditanza, se non di complicità con la linea spoletina. Del resto il parlamentare della città ducale è stato sempre in primo piano nelle campagne elettorali del sindaco Ruggiano. Né chi, oggi, in consiglio comunale, dai banchi dell'opposizione ammicca al PD, all'epoca schierato con il centrodestra, si fece notare per il suo dissenso verso “la deportazione “degli uffici giudiziari.

Per non parlare del mondo forense, ove ci fu chi, rispondendo al richiamo dell’artefice della regola del tre, fedeltà successivamente premiata con la nomina a consigliere del Consiglio dell’Ordine di Spoleto, in dispregio della linea espressa dalla quasi totalità dei colleghi, tentò di far credere all’opinione pubblica, sulla stampa locale, che quest’ultimi gradissero l'accorpamento con Spoleto.

Altri avvocati, anch’essi orientati politicamente a destra, hanno preferito, abbandonare la battaglia, fino ad allora condivisa, con il malcelato intento di ottenere incarichi professionali, tant’è che qualcuno c’è riuscito specialmente nel settore della volontaria giurisdizione. Sono tutti fatti e circostanze inconfutabili che ci indirizzano verso un’ unica certezza, la “deportazione a Spoleto” è interamente riconducibile alla responsabilità politica del centrodestra che così operò in tutte le sue articolazioni nazionali e locali, palesi e sotterranee, definitivamente svelate in occasione della candidatura del nuovo sindaco spoletino, anch’esso ex magistrato, che all’epoca della riforma prestava il proprio servizio presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Ad onor del vero, vanno considerati anche altri aspetti che di certo non hanno favorito il raggiungimento dell'obiettivo che ci eravamo prefissati.
Ed infatti il PD, nonostante si sia posto in contrapposizione al centrodestra, nei fatti, alcuni atteggiamenti, assunti in sede locale e nazionale, non sono apparsi coerenti agli intenti manifestati, fatta eccezione dell'On. Valter Verini, al quale va riconosciuto il merito di averci sempre “messo la faccia” e di averci sempre sostenuto fino alla recente iniziativa, che ha portato all’ampliamento della competenza territoriale del Giudice di Pace.

Infatti, mentre il PD si opponeva al progetto del centrodestra umbro, l'On. Nadia Ginetti, già presente ad alcuni incontri pubblici organizzati a sostegno degli uffici giudiziari tuderti, in Commissione Giustizia del Senato si pronunciava invece affinché il territorio della Media Valle del Tevere venisse così “spacchettato”: Deruta e Marsciano a Perugia, Todi a Spoleto!?

Ed ancora più emblematico delle contraddizioni esistenti all'interno del PD è stato il comportamento dell’On. Andrea Orlando, il quale, in qualità di componente della Commissione Giustizia della Camera, votava e faceva votare una risoluzione che riconduceva i territori della Media Valle del Tevere nell'ambito della competenza del Tribunale di Perugia, ma poi, nominato Ministro, pur avendone tutti i poteri, non coltivava tale proposito, e ometteva di dare attuazione al decreto correttivo, peraltro, già predisposto dal suo predecessore On. Cancellieri.

Infatti, come bene ha sottolineato Gentili, all’inizio del 2014 si è consumato un fatto a dir poco anomalo, rimasto ancora oggi senza spiegazione, perché il provvedimento, che accoglieva le istanze dei Sindaci della Media Valle del Tevere, veniva stralciato nella seduta del Consiglio dei Ministri del 24 gennaio.

Così, in quella sede, lo schema di decreto entrato Papa ne è uscito Cardinale!!?? Non resta, quindi, che augurarci che l'attuale Guardasigilli Bonafede voglia rovistare nei cassetti del Ministero in modo tale che, seppur tardivamente, sia resa giustizia ai nostri territori, facendo vivere quel decreto il cui misterioso accantonamento ci ha consegnati a Spoleto.

Commenti   

#1 Ottavio 2018-08-13 19:21
Per il PD era stata una forzatura già la sede distaccata ottenuta con grande fatica qualche anno prima. Ma la scarsa convinzione di allora ha giocato negativamente sul futuro anche perché gli spoletini si sono inseriti in questa scarsa convinzione . Ricordo benissimo le altre vicende e condivido tutto il resto affermato dall'avvocato Battisti.
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