Bruno Bertini
   
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I tempi di difficoltà ordinarie o crisi importanti dimostrano la qualità dei governanti e dei politici nell’affrontarli.


Le emergenze eccezionali dimostrano la qualità superiore. La qualità si dimostra nell’intuire, realizzare e comunicare. Sì, tante altre cose: saper progettare, coinvolgere, dirigere, sintetizzare, reprimere, incoraggiare……ma tutte sono funzionali alle tre principali.

Stiamo attraversando un tempo di eccezionale emergenza, ma si fatica ad intravedere nel mondo governi e politica di altrettanto straordinaria portata. Mantenendo un occhio al mondo, com’è inevitabile nell’era della comunicazione, in Italia difetta ampiamente la statura dei governanti e dei protagonisti della politica. Probabilmente vi sono, nel sommerso, individui di spiccato valore. Ma non vengono alla ribalta, non godono di riflettori, masticano da soli le loro competenze o languono in periferia.

Pretendiamo che siano in molti a fare la storia e a farcene sentire il palpito? No. Sebbene chi è appassionato di storia, anche contemporanea, certe figure non può non pensarle. Il mahatma Gandhi ebbe parole e gesti che fecero la storia, la lotta politica si è rivestita con lui di una nuova filosofia superiore; e ha costruito destino. Mussolini è stato un comunicatore formidabile. Ma in pochissime parole – o che annunciasse la tragica entrata in guerra, o proclamasse l’Impero dell’Italia madre del Mediterraneo, o sancisse la vittoria nella battaglia del grano – scolpì eventi epocali. Di poi, lo stesso De Gasperi – emblema della stagione democristiana che si fece Stato prima della stagione del limaccioso degrado – seppe muoversi autorevolmente tra le rovine e promuovere, dandole voce, la volontà di ricostruzione. L’Inghilterra bellica trovò un Churcill in grado di guidarla verso la salvezza. Nel dopoguerra, la Francia si è rialzata da crisi spaventose con un De Gaulle capace di inventare una nuova democrazia e immaginare una grande Europa dalle Alpi agli Urali. Così come, alzando la testa sui disastri e la divisione della sua Patria, Adenauer ha traghettato la Germania verso un nuovo protagonismo nel mondo libero.

Da parecchio tempo, in Italia, si stenta a soffocare la nostalgia per un ceto politico praticamente scomparso, che impropriamente viene abbreviato come Prima Repubblica e che lucidità e buona memoria impediscono di assolvere dai suoi rancidumi, ma perlomeno “parlava idee”, rassegnava identità, si sentiva in dovere di documentare (o magari anche enfatizzare) realizzazioni, competere su prospettive.

Non è un caso che chi vuole rovistare tra i cascami della sinistra per tirarne fuori un pensiero, non si contenti della zuzzurella serale di Zingaretti, Gualtieri, Renzi, Fico e d’altri gnomi; e cerchi interviste del D’Alema o del Bertinotti.

Chi fruga nelle ceneri democristiane, non trova certo scintille in Casini o Franceschini o Gentiloni, ma deve apprezzare le vissute riflessioni di Ciriaco De Mita, oggi novantenne sindaco del suo paese.

Chi avrebbe diritto a rinvenire a destra profeti che parlino “idee e fatti” della nuova maggioranza profonda degli italiani, deve scegliere tra ottimi locutori televisivi, speriamo almeno durevolmente ed efficacemente motivanti, ma non può rinunciare a chiedersi come avrebbero interpretato gli odierni eventi i non dimenticabili leaders della destra nazionale e sociale o di quella liberale….

Oggi, nel nostro Paese, in coincidenza con un dramma che passerà alla storia come la seicentesca pestilenza narrata dal Manzoni o la “febbre Spagnola” sperimentata dai nostri nonni, a capo del governo c’è un azzimato nessuno chiamato Giuseppe Conte, da nessuno eletto, ma che è il meglio negoziato dall’inciucio Cinquestelle-Lega, per poi essere lasciato in eredità all’inciucio Cinquestelle-PD.

E qualora si allontani pudicamente o venga escomiato da Palazzo Chigi, tutte le speranze si concentrano su Mario Draghi. Anche lui un non eletto da nessuno, anche se, per la verità, si è comportato bene alla Banca Centrale Europea e parla anche un fluente inglese. Fatto sì è che in questi giorni tutti lo invocano momentaneamente al governo, avendolo però già virtualmente promosso al Quirinale, in quanto ha sostenuto genialmente che “nei momenti di eccezionale emergenza, deve essere lecito fare tutto il debito che serve”! Cioè, non proprio tutti lo officiano.

Più che altro Salvini che, fatta la frittata di uscirsene dal governo senza aver certezza di elezioni, cerca inevitabilmente ora di recuperare una compartecipazione al potere con la formula del “Governo di unità nazionale”. Non certo il PD, che si è ritrovato insperatamente al governo e vuole che a capo ci resti un suo debole ostaggio……o Grillo, che finchè dura questa legislatura maneggia trecento parlamentari, mentre se si votasse non ne conterebbe un terzo.

Questa la nave – stavamo per dire il barcone – e i nocchieri con cui dovremmo attraversare la tempesta virale e poi, ammesso che se n’esca vivi, metter la prua verso gli immani e lunghi sacrifici necessari per conquistare la rinascita…..

Sono borbottii da lodatori del tempo passato o assolutezze pregiudiziali di destra? Mi sento di negarlo. Alzi la mano chi mi ha mai sentito fare discorsi nostalgici, men che meno del passato recente. Mi sarà invece consentito, perché credo di averne titolo, continuare a desiderare che, a quel che c’è, una vera alternativa nasca dai permanenti valori della miglior Destra: quella che fa coincidere pensiero e azione, convivere individuo libero e comunità sociale, conciliare il contingente e l’eterno, diventare propria ricchezza anche le più feconde intuizioni altrui.

Qualche volta – dopo aver diligentemente sfogliato i giornali della quotidianità, che com’è noto preferisco all’evanescenza informatica – mi chiedo se queste siano divagazioni dall’agenda reale e sterili excursus cerebrali. Cerco di scacciare il timore. Ai miei poveri scritti arrivano messaggi di attenzione e dialogo da parte di amici che mi promuovono, bontà loro, a punto di emissione condiviso.

A mia volta posso consolarmi gustando uno dei coinvolgenti articoli di Marcello Veneziani, o un sempre prezioso libro di Gennaro Malgieri, o un non mai abbastanza ringraziato Giuseppe Parlato con le sue analisi storiche (un abbraccio affettuoso a tutti e tre!)……e non pochi altri ancora. Ma questo è un contributo, seppur minimo, in qualche modo efficace per propiziare il tempo nuovo della politica? la formazione robusta di un nuovo ceto di governo? Sarebbe stolido contarci, sarebbe vile rinunciare a sperarlo.

di Domenico Benedetti Valentini

   
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