Bruno Bertini
   
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Verranno presentati a Todi presso i sotterranei della chiesa di Santa Maria in Camuccia sabato 1 dicembre.


L’una città con continuità di vita per quasi tre millenni, l’altra centro monumentale fiorito lungo una nuova viabilità ma abbandonato dopo solo pochi secoli. Pur se divise da differenti destini Todi e l’antica Carsulae hanno numerosi punti in comune, nella misura in cui realtà vicine per forza di cose si toccano e si influenzano a vicenda.

 

Che la storia dei due centri fosse interconnessa per mille aspetti lo aveva ben chiaro Giovanni Becatti che nel 1938 pubblicava la prima analisi scientifica dei ritrovamenti archeologici della zona intitolando il volume appunto Tuder - Carsulae.

Riscoperta dal principe Federico Cesi all’inizio del XVII sec., Carsulae dovette aspettare gli anni 1951-1965 per essere indagata seriamente dal primo soprintendente dell’Umbria Umberto Ciotti. Fu proprio il Ciotti a riportare in luce gran parte dei monumenti oggi visibili nel parco archeologico: il teatro, e l’anfiteatro, la basilica, la piazza del foro con i templi gemelli, la necropoli dell’arco di San Damiano.

Sette anni fa gli scavi vengono ripresi ad opera dell’associazione Astra ONLUS, finanziati dalla Fondazione Carit su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio. Negli ultimi due anni le indagini sono state concentrate in particolare presso i lati occidentale e meridionale del foro, a ridosso dei templi gemelli, dove stanno venendo alla luce i resti di una ricca domus con mosaici e di un grande edificio templare identificabile col capitolium.

I risultati delle ultime campagne di scavo verranno presentate al pubblico a Todi presso i sotterranei della chiesa di Santa Maria in Camuccia, sabato 1° dicembre alle 16:30.

di Valerio Chiaraluce.

   
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