Bruno Bertini
   
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BARBIEREDISIVIGLIA


È piaciuto al numeroso pubblico l’allestimento de “IL BARBIERE DI SIVIGLIA” con la regia di Paolo Rossi.


Non appena si è aperto il sipario, la scenografia che ritrae un laboratorio teatrale posto sotto sequestro, lascia sbigottiti, ma in effetti tutti gli allestimenti del T.L.S. Belli di Spoleto tendono sempre ad attualizzare le opere rendendole in chiave moderna e più accessibili a tutti.

 

Così ci si immerge subito nell’opera rossiniana facilmente comprensibile per il ripetersi di brani delle arie a mo’ di ritornello, e se nella scrittura che esalta il baritono incaricato di interpretare Figaro, colpisce per primo l’estensione, la sicurezza vocale e le grandi capacità interpretative del tenore Alejandro Escobar, nei panni del Conte D’Almaviva, non è per demerito degli altri, ma piuttosto per la qualità dei docenti che formano i partecipanti al concorso lirico, e dalla bravura dei concorrenti, chiamati poi a scendere in campo alternandosi nel ricoprire ruoli diversi con la stessa intensità.

Positivo nel complesso anche Paolo Ciavarrella nelle vesti di Figaro, che nell’aria principe ha sentito molto l’emozione che ci deve essere, ma poi una volta sciolto, ha dimostrato doti recitative necessarie a fare di un buon cantante un grande interprete, farà certamente strada.

Decisamente sopra le righe anche le due voci femminili, Susanna Wolff nei panni di Rosina e Zuzana Jerabkova nelle vesti di Berta. Entrambe si sono sapute distinguere soprattutto nei vocalizzi allungati, tipici della scrittura di Rossini degli assolo, ma anche nei duetti. Sono stati capaci di entrare nella parte e vedrei bene il loro utilizzo nella parte di Musetta nella Bohéme di Puccini: darebbero certamente spettacolo.

Tra i più applauditi i due bassi Giordano Farina rivale in amore del Conte D’Almaviva e Ferruccio Finetti, un Don Basilio davvero eccellente soprattutto nei duetti e nella corale.

Una garanzia l’esecuzione dell’Orchestra O.T.Li.S Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli” diretti dal giovanissimo Maestro Salvatore Percacciolo, che ha diretto con tutta la vigoria caratteristica delle partiture di Rossini dall’overture, sino al finale in crescendo.

L’allestimento, che ha riscosso grande successo soprattutto nelle scuole, questo è uno dei principali scopi della Fondazione, ha rispettato le trame generali dei due atti proponendo anche la più lunga aria dell’Opera Lirica che va dall’incontro del Conte travestito da soldato ubriaco con l’amata Rosina e il tentativo di arresto da parte delle guardie.

Il regista ha voluto rappresentare la precarietà e la mancanza di fondi nel mondo della cultura che rischia di far chiudere i laboratori teatrali per mancanza di fondi, ed in questo senso è riuscito perfettamente nel suo intento di far riflettere su un tema che dovrebbe stare a cuore a tutti: la cultura non è una inutile e pesante macchina da mantenere e al di là del volontariato e di aiuti personali, ad ogni livello occorrerebbe fare il proprio per tutelare e promuovere, soprattutto interessando le giovani generazioni, l’immenso patrimonio culturale, che tutto il mondo ci invidia.

di Simone Mazzi

   
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