Bruno Bertini
   
Serena Assistenza
   

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Il ricordo di un epoca ricca di valori autentici che, tramandati ai figli e ai  nipoti, hanno fatto della nostra piccola regione una terra laboriosa, generosa, solidale e soprattutto vivibile.


Il 2 agosto 2020 scorso, un nutrito gruppo di cittadini di Monte Castello di Vibio, su iniziativa promossa dalla sezione locale dell’Università delle Tre Età, ha reso omaggio ad un’antica comunità agricola composta un tempo da oltre 200 persone e che oggi, purtroppo, è pressoché scomparsa, in località Poggio San Quirico. 

Negli spazi della tenuta omonima, nei campi circostanti, nelle aie e nelle stalle, uomini e donne di ogni età in un’epoca non troppo lontana hanno lavorato e sudato, arato i campi con i buoi, mietuto a mano il grano nel caldo afoso dell’estate, ecc. mentre i bambini potevano andare a scuola: qui c’era infatti una pluriclasse posta all'interno del palazzo della Fattoria.

Nei racconti dei vecchi contadini ancora in vita, pur in un quadro di vita difficile se non di miseria, emerge una realtà unica e irripetibile fatta di solidarietà fra le famiglie, di amicizie, di scherzi, di momenti di allegria e spensieratezza che oggi, non conosciamo più e, per certi aspetti, ci fanno rimpiangere quei tempi.

Queste belle storie sono riemerse in un pomeriggio assolato ma rinfrescato dalla folta vegetazione secolare di lecci e carpini che circonda la vecchia sede aziendale. In questa località vi è anche una nella cappellina dedicata proprio a San Quirico dove veniva officiata dal parroco la funzione fino agli anni ’60-’70, a testimonianza che in una comunità che si rispetti nulla deve mancare.

Durante la giornata commemorativa la cerimonia religiosa è stata celebrata da Don Piero Grassi, originario del luogo, che ha voluto ringraziare tutti coloro che a vario titolo hanno operato perché fosse resa possibile questa giornata. Il sacerdote ha poi voluto ricordare la figura di San Quirico, giovane martire (nel 304 d.c.) assieme alla madre durante le persecuzioni contro i cristiani.

Alla cerimonia erano presenti i proprietari dell'azienda Poggio S. Quirico, Laura Piandoro e Stefano Falcinelli che hanno intrattenuto gli ospiti e, grazie ai quali, è stato possibile organizzare l'evento nonché riaprire al culto la cappellina tornata, per un giorno, al suo decoro.

Soddisfatta della riuscita dell’evento la presidente dell’UNITRE locale Giuliana Sabatta, che ha spiegato come tale iniziativa rientri negli scopi dell’associazione quale momento di valorizzazione della nostra memoria. Anche Daniela Brugnossi, Sindaco del Comune di Monte Castello di Vibio, ha sottolineato l’importanza di ritornare tra le radici in cui si è nati, per ricordare da dove si è venuti, rispettare l’ambiente e questi luoghi della memoria collettiva e individuale, da cui tutti possono imparare e tramandare qualcosa.

Particolarmente graditi i contributi di Roberto Cerquaglia, nato in questo luogo e di Filippo Orsini, direttore dell’archivio storico di Todi. Il primo ha voluto ricordare un pezzo di storia della civiltà contadina, dalla vita umile e semplice, piena di fatica ma anche di allegria con le veglie notturne e le feste di Carnevale, fatta di solidarietà ormai oggi quasi dimenticata. Cerquaglia ha ricordato poi, come le famiglie contadine, fra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta siano state costrette ad un vero e proprio esodo verso le città richiamate dalla possibilità di trovare migliori condizioni di lavoro e di salario nell’industria, nell’artigianato o nei servizi.

Rimane quindi il rimpianto per quanto, all’epoca, non è stato fatto da chi poteva e doveva ma, fortunatamente, ci rimane la loro eredità morale e quei valori autentici che hanno trasmesso ai loro figli e ai loro nipoti e che hanno fatto della nostra piccola regione una terra laboriosa, generosa, solidale e soprattutto vivibile, ammirata da tutti.
Filippo Orsini, ha poi incentrato la sua conferenza storica partendo dal nome “poggio” (collina): nella toponomastica di Doglio se ne contano ben 11.

Il sito di Poggio San Quirico si trova nella documentazione anche con la variante di Chirico a partire dai catasti del XIV secolo e se inizialmente fu proprietà di più famiglie trattandosi di una località con diversi edifici, finì per diventare esclusivamente della famiglia Leoni di Todi fino alla fine dell’’800 per poi passare al piemontese Angelo Bonelli.

Altra chiesa dedicata a San Quirico si trovava in località Poggio San Quirico, Alvi dice che l’edificio era già semi distrutto l’anno 1574 e il beneficio fu unito alla chiesa parrocchiale di San Salvatore del Doglio.
Nella descrizione dello stato della parrocchia del 18 settembre 1749 effettuata dal parroco Don Domenico Ferretti si specificava che alla chiesa del Doglio era stato unito il titolo di San Quirico di Poggio San Quirico ed anche il beneficio del titolo di Sant’Angelo di Ginestreto goduto dalla chiesa di San Girolamo degli Illiri di Roma, chiesa “profanata e distrutta, ridotta a luogo sordido”.
In una cronologia ricca ed esauriente, Orsini ha poi tracciato un profilo di tutte le importanti famiglie che, a cominciare dal 1310, vi hanno governato ed amministrato i vari poderi in cui era suddivisa.

di Simone Mazzi

   
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