Bruno Bertini
   
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barberinigfdi Graziano Barberini.

Dagli inizi degli anni 70 alla fine degli anni 90 ho frequentato la destra politica con entusiasmi altalenanti, disillusioni ricorrenti e scazzi discontinui.
Voglio ancora bene a quel piccolo mondo antico in cui, come nel bel film di Stefano Angelucci, c’erano anche tanti puttanieri , a volte reali e spesso immaginari, diversi coglioni e qualche violento. Non c’erano però, tra i militanti del MSI, ladroni e parassiti, vigliacchi e opportunisti. Poi, certo, nel vertice non mancavano badogliani, criptomassoni , generali dei servizi in disarmo ed ascari della DC, verso i quali provavamo un giovanilistico disprezzo che si manifestava con “negazioni assolute ed affermazioni sovrane”. Come il Vittorio Brasile del film, realizzato con 20.00 euro raccolti tra la mitica “base”, a quindici o a venti anni si era fascisti, o meglio fascistelli, non per una impossibile restaurazione di una esperienza storica ovviamente irripetibile e di cui, alla fine, non ce ne fregava piu’ di tanto, ma per marcare con una scelta eretica e dissacrante una alterità esistenziale e una differenza di valori rispetto ai tanti “Camillo sci sci” della DC e ai tanti seriosi coetanei comunisti convinti di rappresentare lo spirito dei tempi ed il senso della storia

solo perché qualche spocchioso intellettuale organico gli aveva assicurato che loro erano i “migliori”. Noi eravamo diversi, delle “maggioranze” più o meno silenziose non ce fregava un tubo e, beata ingenuità, ci piaceva dire che…anche se tutti, noi no.
Leggevamo Drieu e Brassillach , ci piaceva il fascismo “immenso e rosso” e i nostri riferimenti , con sommo scandalo dei reduci della RSI, non erano Junio Valerio Borghese o Rodolfo Graziani, ma Codreanu, Josè Antonio e Juan Domingo Peron, di cui avevo orgogliosamente appeso in sezione un poster ,più grande di quello del Duce a cavallo con la spada dell’Islam, in cui si leggeva a caratteri cubitali un perentorio “Né comunismo n capitalismo, ma patria peronista”.
Ricordo tutto di quella stagione, la Giovane Italia e poi il Fronte della Gioventu’, la mobilitazione contro il trattato di Osimo che cedeva parte dell’Istria alla Jugoslavia comunista di Tito, le scritte “zona B è Italia” e le assemblee e i volantinaggi al Liceo, le vacanze a Trieste e Almerigo Grilz che ci spiegava la strada per arrivare alla foiba di Basovizza, dove insieme al compianto Marco Marirossi rimuovemmo dalla soletta di cemento che ricopre la foiba due sacchi di spazzatura gettati da gloriose mani “democratiche” per sfregiare la memoria delle centinaia di martiri infoibati .
E poi l’università e il FUAN a Perugia, dove a volte passava il prof. Pagliani che ascoltava i nostri “furori” e i nostri sogni e poi, con il suo sorriso beffardo, sembrava volerci invitare al realismo della moderazione, lui che era stato membro del Tribunale speciale di Verona. E Almirante in sezione, in Via S. Maria, dove ci eravamo trasferiti da Via del Duomo dopo varie mensilità di affitto insolute e forse mai pagate, ad ascoltare con pazienza le nostre intemperanze giovanili, sicuramente piu’ appassionate che lucide. E poi Pino Rauti che, a casa di Giovanni Barlozzari nei Monti Martani, ci parlava di Linea futura, di Spazio nuovo e di sfondamento a sinistra, e a seguire Linea, con l’intervista a Konrad Lorenz, e La Nuova Destra, con Massimo Cacciari, all’epoca deputato del PCI, che a Firenze si confrontava con Marco Tarchi sul monumentale “Visto da destra” di Alain De Benoist e ricordo anche la nottata trascorsa a sacramentare tra i viali fiorentini perchè la scassatissima Diane di Federico, con la quale avevamo raggiunto l’imperdibile convegno, aveva la batteria scarica e non c’era verso di farla ripartire.
E poi ancora i campi Hobbit, la Voce della Fogna, la scoperta di Tolkien, Marco Tarchi a Todi che dibatte con Eugenio Battistini al ridotto del Teatro, la musica alternativa, Fabrizio Marzi alla saletta dello Zodiaco, l’ecologia ed i Gruppi di Ricerca Ecologica con Alessandro Di Pietro sempre allo Zodiaco. E infine Alleanza Nazionale, dove c’era dentro di tutto un po’, eppure si riusciva ancora a pensare, e Marcello Veneziani dibatteva con Renato Farina al Bramante sullo scenario politico e cuturale del tempo, mentre Giano Accame si confrontava con Alessandro Campi al ridotto del Teatro sullo stato sociale che un maledetto liberismo voleva spazzare via (per sostituirlo con cosa, si è visto poi).
E poi…basta, anche perche’ quando i ricordi sono troppi vuol dir che si è vecchi, e i vecchi, come dice un mio amico, vanno rispettati, ma non devono rompere le palle.
Del resto, non servono i ricordi quando arrivano i geni, quelli del “fascismo male assoluto”, quelli che dicevano di aver capito tutto.
E invece non avevano capito niente.

Commenti   

#13 CarlandreaCaprossini 2018-02-08 21:33
non so se a destra capiscono topolino ma se non altro si sforzano di leggere:
A sinistra non leggono nulla (basta vedere le castronerie che producono frequentemente) e quello che si raccontano se lo adattano alla bisogna, stravolgendone senso e realtà...
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#12 Filippo Linotti 2018-02-08 19:20
Diamine quanti estimatori saltano fuori!!!!
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#11 pippo 2018-02-08 18:34
Si vede che a destra una volta c'era un cultura politica.>Quelli di oggi leggono Topolino, ammesso che lo capiscano.
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#10 lang 2018-02-08 16:03
vedo con piacere che persone come graziano barberini non le critica, è da apprezzare.
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#9 lang 2018-02-08 15:58
bravo Diadora, le persone intelligenti ed educate e non violente si devono sempre elogiare, anche se politicamente non la pesano come te.
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#8 CarlandreaCaprossini 2018-02-08 15:15
vedi diadora nessuno ha messo libri al bando.
Sono stati solo spostati in un settore più consono.
E' un eccato che, nonostante la conoscenza, tu non riesca ad afferrare la differenza...
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#7 Diadora 2018-02-08 14:48
Ci cono sciamo da parecchi anni e tu i libri al Bando non li avresti messi
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#6 nuvola 2018-02-08 10:22
Mi ricordo del vostro gruppo di "giovanottoni pensanti" che io, pur non condividendo ho apprezzato. Peccato che vi siate, chi prima e chi dopo, ritirati a vita privata, senza aver saputo trovare eredi "degni". Oggi sareste molto utili. Pensateci.
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#5 CarlandreaCaprossini 2018-02-07 17:46
I giovani dei centri sociali non si radono la testa ma sono più co.glioni di quelli con la testa rasata....
Quindi la presenza o meno di capelli, a quanto pare, non fa la differenza
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#4 Blabla 2018-02-07 15:49
Ecco, da qui si può ricominciare per scrivere il programma della destra per Todi. Però lasciatelo stare a Graziano, non lo mettete in mezzo alle risse, lui se vuole può fare cose importanti e poi il Rank è l'unico che si comporta bene.
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