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Bruno Bertini
   
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foibeunicacolpadi Graziano Barberini.

Sarebbe facile affrontare il tema delle foibe e, più in generale ,della questione adriatica, sull’onda del sentimento e del risentimento, ricordando le tante vittime italiane innocenti seviziate dai partigiani, in gran parte slavi, o ammazzati poi dalle truppe di occupazione di Trieste.
Ci sarebbero migliaia di storie orribili da raccontare, e sarebbe probabilmente anche giusto farlo.
Ma non voglio fare un elenco degli orrori e mi limiterò a ricordare, per tutti, Norma Cossetto, splendida ragazza di 23 anni figlia del podestà di Visinada, violentata, stuprata, martoriata e gettata il 5 ottobre 1943 nella foiba di Villa Surani dopo inaudite sevizie , tra cui seni tagliati e legni nella vagina, e Pierino Adobbati e Francesco Paglia, ragazzi delle formazioni giovanili del MSI ammazzati, insieme ad altri italiani, nel novembre 1953 perchè erano scesi in piazza a Trieste contro gli inglesi occupanti che avevano strappato il tricolore esposto nel municipio in occasione del 4 novembre, anniversario della Vittoria.

Dopo il doveroso ricordo, proviamo a ragionare sul tema. Non utilizzerò le fonti delle associazioni degli esuli o i memoriali di parte fascista, ma un volume di uno storico serio, Gianni Oliva, che ha avuto ruoli importanti nel PCI prima e nel PD poi, e che nel 2002 ha scritto un volume dal titolo significativo: “FOIBE, le stragi negate degli Italiani della Venezia Giulia e dell’Istria”.

Innanzitutto, quanti furono i morti?
La risposta non è facile, sia perchè gli assassini non tengono gli inventari delle vittime, sia perchè, come per l’Olocausto, non mancano purtroppo i “negazionisti” o i “riduzionisti” che, nell’un caso e nell’altro, meritano solo una sovrana pietà. E infatti come lo sterminio degli ebrei resta un orrore sia che ne siano stati eliminati 6 milioni o 5 milioni così le foibe restano un orrore sia che siano stati infoibati 15.000 0 8.000 italiani. Scrive Oliva :”che il numero esatto degli scomparsi si avvicini a quello comunemente accettato di dieci-dodicimila oppure che vada aumentato o ridotto di qualche migliaia...è questione non essenziale .In ogni caso si tratta di uno sterminio di dimensioni di massa”.

Come venivano ammazzati?
Scrive Oliva, citando la ricostruzione di Gaetano La Perna :”Caricati su autocorriere o autocarri requisiti, i prigionieri venivano portati, preferibilmente di notte, nelle vicinaze di una foiba.Ad essi venivano legati i polsi su davanti, con filo di ferro stretto da pinze, e poi si ordinava loro di alzare le braccia...avvicinati i prigionieri sull’orlo della foiba a gruppi, si procedeva all’esecuzione sparando un colpo di arma da fuoco e poi venivano fatti precipitare nel baratro. A volte i condannati vennero posti l’uno di fianco all’altro, spalla contro spalla, e legati all’altezza delle braccia con il fil di ferro, a due a due o a gruppi più consistenti. Ammassati tutti sul ciglio, si sparava ai più vicini al precipizio in modo che cadendo nel vuoto trascinassero con sè tutti gli altri ancora vivi. Per impedire ogni possibile futura opera di ricerca ed identificazione, talvolta i prigionieri venivano condotti all’esecuzione del tutto nudi, altre volte invece dopo l’infoibamento si facevano brillare delle mine nella voragine”. Prosegue Oliva :“Accanto alle vittime vengono infoibate uno o più cani neri, le cui carogne saranno ritrovate vicino ai cadaveri. Si tratta di una vecchia superstizione slava, secondo cui l’uccisione di un cane nero libera dalla colpa colui che si è macchiato di sangue umano...”

Perchè venivano ammazzati?
Cito sempre Oliva : “uno dei compiti principali che le autorità popolari si prefiggono è la liquidazione di ogni forma di riferimento della comunità italiana, sino ad arrivare alla pulizia delle zone interessate. Si colpisce così chi viene percepito come fascista, o come possidente, o come italiano, in una confusione di ruoli...”
Prosegue poi citando un passo di Raoul Pupo: “per questa ragione nelle foibe scomparvero anche commercianti, insegnanti, farmacisti, veterinari, medici codotti e levatrici, vale a dire le figure più visibili delle comunità italiane, che vennero aggredite per privarle della loro classe dirigente. Ma non bastò : in alcune zone il gruppo etnico italiano fu colpito senza alcuna distinzione, allo scopo di distruggerne sentimenti nazionali, modelli di vita e di costume”

Certo le cause degli orrrori sono sempre molteplici, e sicuramente non avrà giovato la politica fascista di italianizzazione forzata degli slavi, che va storicamente inquadrata e contestualizzata come del resto la mattanza delle foibe, nel quadro dei nazionalismi e della ferocia del novecento. Una politica, comunque, che non aveva portato certo ad eccidi di massa e che poi alla fine non aveva nemmeno azzerato la presenza slava. Cito Oliva: “un censimento riservato del 1939, condotto dai segretari e dagli impiegati comunali, fa circolare tra le autorità i dati sulla consistenza degli allogeni nel regno d’Italia. Per le province della Venezia Giulia e di Zara, la statistica rivela una presenza di sloveni e croati del 39,3%...secondo i dati del censimento del 1921, essa era del 41%...”
Come si vede, una diminuzione dell’1,7% (!!!) in venti anni non fa proprio pensare ad una pulizia etnica, come invece si ebbe con gli eccidi delle foibe e con l’esodo biblico del dopoguerra, che vide 350.000 italiani fuggire dalle zone occupate dai titini.

Si calcola che meno dell’8% della popolazione italiana sia rimasta nelle terre invase. Evidentemente gli oltre 360.000 italiani tra uccisi e profughi non potevano essere tutti torvi manganellatori fascisti, eppure i comunisti italiani gli sputarono addosso, boicottarono i treni dell’esodo che a Bologna non furono fatti fermare in stazione, mentre ad Ancona, a Brindisi e a Bari i profughi furono insultati all’arrivo nei porti .


L'Unità" - Organo del Partito Comunista Italiano (Edizione dell'Italia Settentrionale - Anno XXIII - N. 284 - Una copia L. 6 - Sabato 30 novembre 1946.)  scrisse a firma di Pietro Montagnani, queste parole ignobili

"Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall'alito di libertà che precedeva o coincideva con l'avanzata degli eserciti liberatori. I gerarchi, i briganti neri, i profittatori che hanno trovato rifugio nelle città e vi sperperano le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza comune, non meritano davvero la nostra solidarietà nè hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già così scarsi.
Questi relitti repubblichini, che ingorgano la vita delle città e le offendono con la loro presenza e con l'ostentata opulenza, che non vogliono tornare ai paesi d'origine perchè temono d'incontrarsi con le loro vittime, siano affidati alla Polizia che ha il compito di difenderci dai criminali."

Del resto, nell’Unità del 13 maggio 1945 Togliatti aveva scritto:

“Lavoratori di Trieste! Nel momento in cui ci giunge notiza che le truppe di Tito sono entrate nella Vostra città, inviamo a Voi il nostro fraterno saluto. Il Vostro dovere è di accogliere le truppe di Tito come truppe LIBERATRICI e di collaborare con esse nel modo più stretto”

Non credo che ci sia molto altro da aggiungere, se non l’auspicio che un giorno non lontano i capi politici della destra e della sinistra italiana possano recarsi, insieme, a recitare una preghiera sulla Foiba di Basovizza ed alla Risiera di San Sabba.

Quel giorno, se mai verrà, avremo fatto pace con i nostri morti . E l’Italia sarà una nazione migliore.

Commenti   

#3 Blabla 2018-02-10 19:00
Uno che è stato sempre a destra e non ha intricato con Berlusconi.
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#2 Dago 2018-02-10 18:43
Ricostruzione a tratti condivisibile soprattutto in questi tempi pieni di odio. La classe non è acqua.
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#1 Filippo Linotti 2018-02-09 22:12
Quel giorno credo che non verrà mai, almeno finché saranno in giro, spalleggiati dalle istituzioni, loschi figuri sullo stile di quei curatori della mostra di Orvieto, della quale parla sdegnata la stampa nazionale. Gente che ancora, a 70 e passa anni, ragiona come ragionavano quelli de L' Unita' citati da Barberini.Mi auguro che l' evento organizzato dall' anpi a Todi non segua questa vergognosa direttrice, ma qualche dubbio ce l' ho. Comunque un grazie a Barberini per l' intervento illuminato EF illuminante.
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