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gabertratto da DeBaser: (www.debaser.it)

https://youtu.be/emoFu3iejiQ

A muro crollato, a spartizione sovietica, a cortina sfaldata e a tiranno fucilato, Giorgio Gaber, nell'ambito del Teatro Canzone, compone, con un monologo bellissimo, il suo testamento politico analizzando con lucidità, e malinconia, ciò che all'epoca, ancora a caldo si considerava come "la cosa". Dove era finito il Comunismo? Semmai fosse esistito, il Comunismo era scomparso, messo via frettolosamente e con malcelata freddezza. Forse perché troppo spesso si era confuso, o meglio, voluto confondere con il "comunismo" abile trituratore di sogni o utopie come dir si voglia. E i Comunisti, almeno in Italia? Spariti. O meglio mimetizzati, accorsi in diaspora per due partiti prima, una decina di partitucoli poi, anche storicamente compromessi con quell'odiato scudo crociato.

Dopo la Bolognina per una questione di comodo la falce e il martello sono stati sostituiti da una rosa per poi sfiorire completamente nel tempo. E gli ex "comunisti" siedono accanto gli ex democristiani. Gaber, che era Comunista, ricorda cos'era il Comunismo, ammettendo, anche con ossequiosi ed umili mea culpa e con la sua impareggiabile ironia, ciò che quest'ultimo voleva essere e ciò che il "comunismo" ha trasformato in errore. Od orrore. Quando si era convinti che la Russia e la Cina fossero paesi progrediti o spediti verso il progresso, mentre non tutti sapevano che il potere avrebbe reso gli uomini pari a bestie feroci. Quando i "comunisti" avrebbero promesso la libertà nelle terre e l'uguaglianza tra i popoli. Non mantenendo né l'una né l'altra.  Quando si parlava nei circoli di quella rivoluzione che qualcuno, Comunista, sta ancora aspettando. Anche quando dopo la moderazione e gli applausi scroscianti si tornava a casa parlottando di rivoluzione impossibile perché non conveniva a nessuno. Ma anche quando i protettori dei sindacati promettevano rivoluzioni che stiamo ancora aspettando. Una classe dirigente imbevuta di tangenti, mafia e corruzione. Tuttora in carica. Le parole corpose e cariche di esasperazione bucano la sottile coltre di promesse mai mantenute, dimostrando, ancora una volta che i Comunisti non ci sono più. Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella imposta dai tiranni, dagli sfruttatori, dal potere insediato. Quando il sogno non doveva diventare illusione e l'utopia, violenza. Perché ci si credeva davvero. Perché nonostante tutto la speranza di cambiare c'era ancora. Sempre. Voler spiccare il volo come quel gabbiano che nonostante tutto ha le ali tarpate. Le speranze sono morte perché troppi i peccati commessi. Il gabbiano abbassa la testa e danza. Lo coglie la morte in una lenta piroetta.

Commenti   

#1 CarlandreaCaprossini 2018-02-06 08:10
In Italia il comunismo è stato ed è pura utopia.
E' solo sete di potere accentuata dall'invidia e dalla consapevolezza di essere incapaci a realizzare qualcosa.
Quindi si cerca di ostacolare in ogni modo chi sa fare vuol fare e, soprattutto, riesce a fare.
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